COLPO DI FRUSTA: Ma è davvero morto?

colpo di frusta

Con le recenti riforme del codice delle assicurazioni (24 marzo 2012 n.27) sembra che sia passato un messaggio molto pericoloso per coloro che rimangono vittime di un sinistro stradale: il trauma distorsivo – contrattivo del rachide cervicale, meglio noto come “colpo di frusta” non verrebbe più risarcito.

Il pressante intervento mediatico posto in essere dalla totalità delle compagnie di assicurazione volto a pubblicizzare la fine di un’era, quella del “colpo di truffa, ha fatto si che ci sia stato un notevolissimo calo delle richieste risarcitorie, ma non solo di quelle prive di ogni pregio medico giuridico, ma anche di quelle fondate su fatti di rilevanza oggettiva e come tali valide a tutti gli effetti. .

Detto messaggio o meglio la convinzione dei danneggiati di non poter far più nulla in presenza di un trauma distorsivo del rachide cervicale non risponde né allo spirito della legge né alla realtà ed è quindi errato.

Il danno da colpo di frusta viene ancor oggi risarcito e coloro che ne sono vittima hanno diritto ad attivarsi per il riconoscimento del loro diritto, anche e soprattutto in via giudiziale.

Quello che in effetti è cambiato rispetto al passato è solo il modo con il quale si può arrivare a beneficiare del risarcimento: il richiesto accertamento strumentale della lesione che dimostra il danno.

La questione non è certo di poco conto, ma evidenzia in primo luogo la ratio legis che è stata quella di evitare il risarcimento di danni fasulli e quindi quella di tutelare giustamente le compagnie di assicurazione da risarcimenti spesso inesistenti ed ovviamente incidenti sui costi delle polizze assicurative.

Il consiglio pratico quando si subisce un incidente, per esempio da tamponamento, è innanzitutto quello di fotografare i danni riportati dai veicoli al fine di poter in seguito dimostrare l’effettiva efficienza lesiva dell’urto, quindi di sottoporsi immediatamente ad esame radiografico se si avvertono dolore o sintomi tipici del colpo di frusta.

La legge ci fa capire che in presenza di un danno al rachide cervicale strumentalmente riscontrabile in radiografie che evidenziano per l’appunto l’intervenuta “rettilineizzazione del rachide” o la “abolizione della fisiologica lordosi” o anche “l’attenuazione della fisiologica lordosi”, in concomitanza con la prova dell’esistenza di un idoneo nesso di causa tra il danno e l’evento incidente, si potrà parlare di danno da colpo di frusta risarcibile; a questo punto la compagnia continuerà comunque a fare resistenze, ma lì dove l’incidentato non risulterà nella banca dati “danneggiati” tra coloro che sono stati già risarciti in un passato recente (alcuni anni) per colpo di frusta, e l’evento incidente sia stato di forza fisica tale da danneggiare gravemente il veicolo sul quale lo stesso viaggiava, allora si potrà affermare che quel danno, accertato strumentalmente come descritto sopra, è di sicura origine traumatica e pertanto andrà risarcito.

Dunque, chi non è in possesso della radiografia non potrà essere risarcito? Niente affatto: esiste una componente del danno che è quella denominata invalidità temporanea, costituita cioè dai giorni nei quali il danneggiato è dovuto rimanere a riposo; anche questo danno è risarcibile, pertanto, altro consiglio pratico, è quello di recarsi in pronto soccorso immediatamente dopo l’incidente o al massimo il giorno successivo, ma non certo dopo due o tre giorni, per evitare che ci venga contestata l’interruzione del nesso di causa, vale a dire che si sostenga che quel danno proprio perché accertato dai sanitari del pronto soccorso ad una distanza temporale di oltre 24 ore dal sinistro non sia più ad esso riferibile ma ad altro evento successo nel frattempo.

Altro consiglio: è sempre opportuno descrivere ai sanitari le modalità di accadimento dell’evento in modo preciso, specificare quindi se si tratta di incidente stradale oppure no, se si procedeva a piedi , in moto o in macchina ed indicare da subito tutti i distretti anatomici interessati dall’evento proprio perché solo quelli potranno essere in seguito oggetto dei famosi accertamenti strumentali e non altri. Solo le parti del corpo indicate da subito ai sanitari del pronto soccorso si presume infatti siano state interessate dall’evento dannoso e non altre!!

In buona sostanza ed in conclusione: il colpo di frusta non è affatto morto, bisogna solo trattarlo con più rigore e maggiore serietà professionale procedendo a dimostrarne l’esistenza e la sua oggettiva derivazione da quello specifico evento “sinistro” che ci è capitati.

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